domenica 10 dicembre 2017

VLOG 194: A sostegno di William Osman

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Benvenuti a bordo viaggiatori: io sono Grizzly, lui è Kent, la mia decorazione festiva (è tornata perché son tornate le feste).
Il video di oggi è molto particolare: dovevo parlarvi di un canale YouTube una di queste domeniche, e volevo farlo per la simpatia e la solarità del personaggio.
Ma ho deciso di farlo parlando SOLO del personaggio, per via di una cosa che è successa; quindi vi chiedo di guardare questo vlog sino alla fine, intanto cominciamo: sigla!
[♪♫♪]
Allora: io oggi voglio parlarvi di William Osman, un giovane ingegnere elettromeccanico che vive in California, a sud di Los Angeles, nella contea di Ventura.
Lui ha un canale YouTube che seguo da circa un anno, ha avuto una crescita veramente esponenziale (ho cominciato a seguirlo - appunto - l'anno scorso quando aveva ancora attorno ai quattromila iscritti, è arrivato a superare i 300mila iscritti); è molto bravo, è molto simpatico, è un «personaggio» un po' pazzerello, no?
Quello che fa è che ha un banco di taglio laser (anzi: *AVEVA* un banco di taglio laser, adesso ci arriviamo), utilizzava il banco di taglio laser per tagliare degli elementi, per realizzare dei progetti su misura, dei progetti completamente folli, ma perfettamente su misura.
Allora: prima di cominciare, innanzi tutto (appunto) lui è William Osman, vi lascio il link del suo canale sul doobly-doo e sulla scheda: andate e iscrivetevi, mostrate un po' di stima per questo ragazzo, perché ne merita veramente tantissima.
Voglio farvi capire un pochettino di cosa sto parlando con "progetti completamente fuori di testa fatti con il laser"; avrei voluto segnalarvi tre video molto simpatici e molto divertenti, però vi segnalerò due video. Il terzo video ve lo lascerò solo in descrizione (se volete dargli un'occhiata), ma è poi sull'ultimo video che concentreremo il nostro discorso.
Se avete visto il film di Wallace e Gromit, probabilmente ricorderete la scena in cui il cane preme un pulsante e - in questo modo - dal tostapane esce una fetta di pane tostata, mentre un cucchiaino gli lancia un po' di marmellata, che arriva perfettamente sulla fetta di pane, e la fetta di pane si «deposita» sul piatto: tutto perfetto, no?
E William ha detto "Bene: io voglio provare a costruire una macchina che faccia questa cosa. Mi lancia il pane - che esce dal tostapane - gli lancia contro della marmellata, e vediamo se riesco a ottenere lo stesso risultato.
Quindi innanzi tutto il primo video che vi segnalo è la "Macchina per la marmellata di Wallace e Gromit", ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata (è anche una interessante collaborazione questo video) e avrete un'idea di quali sono stati i progetti di William con il taglio laser, quali sono state le idee, che sembrano idee un po' pazzarelle: anche lui è un personaggio molto particolare, però che riesce a fare queste cose veramente simpaticissime.
Non vi faccio spoiler su qual è il risultato, comunque andate a dare un'occhiata al video, e passiamo velocemente al secondo video.
Il secondo video è un altro esperimento veramente molto molto interessante, parte da un presupposto: una domanda.
La domanda è: "È possibile utilizzare il laser per incidere della musica su un disco?"
L'esperimento sembra anche una cosa molto "campata in aria", però c'è molto studio alle spalle, ci sono molti esperimenti che vengono fatti lungo il percorso, e il risultato finale è sorprendente, quindi vi lascio anche questo secondo video "È possibile incidere musica su un disco con il laser?" sul doobly-doo e sulla scheda: andate e dategli un'occhiata, è veramente molto divertente anche il modo di arrivare alla soluzione finale, e vi da un'idea della simpatia del personaggio, della simpatia di William...
Date un'occhiata un po' a tutti i suoi video, perché - ripeto - è una persona molto solare, una persona veramente simpatica, ha fatto questa serie di esperimenti pazzeschi... ultimamente in occasione del Giorno del Ringraziamento hanno fatto una sorta di barchetta che doveva lanciare il sugo per il tacchino con una pompetta, come se fosse una nave antincendio... una cosa divertentissima.
Tra le altre cose il terzo video che avrei voluto segnalarvi (ve lo lascio solo in descrizione) riguarda la «ricostruzione» del busto di Vin Diesel con dei toast (con delle fette di prosciutto e di formaggio), che è uno dei video più visti sul suo canale, e che avevo trovato molto simpatico anche questo.
Comunque - come ripeto - date un'occhiata un po' a tutto il suo canale, perché lui è una persona molto solare, molto simpatica.
E veniamo all'ultimo video, perché è il motivo per il quale sto realizzando questo video: l'altro giorno, mentre guardavo il feed delle mie iscrizioni sulla YouTube straniera, salta fuori questo video intitolato "My House Burned Down" ("La mia casa è stata completamente bruciata"), che ci si aspetta essere il «classico titolo clickbait» per attirare un po' l'attenzione: lui stesso ci dice - nel video - "Sì lo so: facciamo delle cose, ci si potrebbe immaginare che quello che è successo l'abbiamo provocato noi"
Invece no: è successa una cosa di una gravità inaudita: come vi dicevo William vive in California, nella contea di Ventura. Nei primi giorni di dicembre del 2017 un gravissimo incendio ha colpito tutta la zona sud della California (è stato soprannominato "Thomas Fire"), e questo incendio ha fatto moltissimi danni in moltissime aree, non solo in aree boschive ma anche in aree urbane.
Purtroppo quest'incendio ha colpito anche la contea di Ventura e lui, la moglie e il cane erano stati evacuati dalla zona in cui abitavano, e purtroppo la sua casa è rimasta coinvolta nell'incendio, ed è andata *COMPLETAMENTE DISTRUTTA*.
Ora c'è questo video, "My House Burned Down", che come vi dicevo l'ho trovato nel mio feed iscrizioni... lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: vi invito ad andare e dargli un'occhiata, per vedere come... William ha cercato di volerla prendere anche a ridere, ma non ce l'ha fatta perché - comunque - vedere i propri progetti, vedere la propria vita, vedere tutto quanto distrutto è qualcosa che ti stringe veramente il cuore.
Lui ha lanciato una campagna GoFundMe per aiutarlo a ricostruire la casa, a ricostruire i suoi ricordi. Lui ha perso tutti i suoi ricordi, è riuscito a recuperare quelle quattro cose che è riuscito a mettere da parte quando li hanno evacuati, e ha PERSO TUTTO.
Ha perso non solo la strumentazione, non solo gli attrezzi, non solo il banco di taglio laser: ha perso la casa, ha perso i ricordi, ha perso le foto dell'università... ha perso TUTTO QUANTO.
Qualcosa - come ripeto - di veramente terribile, di difficilissimo da immaginare. La comunità di YouTube è venuta incontro a William con un grande cuore, perché - come dicevo - William ha lanciato una campagna GoFundMe e nelle prime 24 ore questa campagna è arrivata a oltre 90mila dollari di donazioni (adesso che sto girando questo video ha già superato i 150mila dollari), ed era una campagna che voleva arrivare a 10mila dollari.
L'assicurazione coprirà le spese per la ricostruzione della casa, questo sì, ma l'assicurazione coprirà solo le spese per la casa: quelli che sono tutti i ricordi, tutte le attrezzature, ma anche proprio le cose basilari come i vestiti e le suppellettili... è andato tutto: sono rimaste quelle quattro cose che hanno potuto prendere e portare via di corsa: adesso i ragazzi (sia lui e la moglie, e il gatto e il cane) sono in camper...
Ci tenevo a condividere questo video con voi, perché quando succedono queste cose grandi, queste cose gravi, quello che si fa è sempre pensare "Sì: povera gente, che peccato!", però si vive sempre questa cosa con una certa «distanza», mentre quando queste cose succedono a qualcuno che conosci, a qualcuno che ti è vicino... cominci a sentirti un po' più vicino, cominci a sentirti un po' più coinvolto.
Sinceramente non so come mi sentirei se un incendio distruggesse tutta la mia casa. Non credo che la prenderei come William, cercando - comunque - di sorriderci sopra.
È qualcosa di terribile: io, facendo protezione civile, essendo stato - per esempio - in Abruzzo nel 2009, ho visto come si sentiva chi ha perso tutto con un terremoto: è qualcosa di terribile anche solo da immaginare.
Io vi lascio in descrizione anche il link alla campagna GoFundMe: questo video rimarrà sul mio canale per... fondamentalmente per sempre: finché questo canale rimane, ma finché è attiva la campagna GoFundMe, lascerò il link in descrizione, se volete donare qualcosa; anche io ho donato qualcosa: quel minimo che - anche poco - come dicevo - può aiutare tantissimo. In tantissimi abbiamo donato poco, eppure siamo stati così tanti a donare, che siamo arrivati a una cifra molto importante, e quindi a un modo di dare un aiuto serio e concreto a William e alla moglie.
Bene ragazzi: io sono Grizzly, vi ringrazio per avermi ascoltato sino a questo momento, vi ricordo di andare sul canale di William, di iscrivervi al suo canale, di mostrare un po' di stima, un po' di amore per questo bravo ragazzo, e noi ci vediamo al prossimo vlog: ciao a tutti.

domenica 3 dicembre 2017

VLOG 193: Scatti telefonici (e TUT) #OperazioneNostalgia

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Benvenuti, viaggiatori: sono Grizzly e quest'affare (con queste quattro cifre) si chiama "Indicatore Telefonico Automatico di Conteggio", per gli amici "Contascatti".
Quest'affare veniva noleggiato dalla SIP (oppure poteva essere acquistato in determinate condizioni ma, dato il costo piuttosto proibitivo, di solito lo acquistavano gli alberghi, i Posti Telefonici Pubblici... le famiglie generalmente lo noleggiavano).
E questo strumento è stato un po' croce e delizia di molte famiglie italiane, soprattutto di quei giovani italiani che erano "fidanzati a distanza" in qualche modo, e che dovevano fare molta attenzione al traffico telefonico che veniva realizzato, perché la famiglia poteva tenere completamente sotto controllo il traffico telefonico.
Ora il funzionamento di quest'apparato è molto semplice: ogni volta che sulla linea telefonica arrivava un tono a 12kHz (della durata di circa 3 decimi di secondo) lui andava avanti di uno scatto.
Ora, perché funzionava in questo modo è l'argomento di oggi, ma prima una brevissima introduzione: la mia voce (che state sentendo attraverso il microfono della Legria Mini X) utilizza un ampio range di frequenze.
Quando si fa una conversazione telefonica (soprattutto in passato, quando si faceva una conversazione telefonica, la banda che veniva utilizzata era molto più stretta: si trasmettevano solo le frequenze che andavano all'incirca tra i 300 e i 3200 Hz.
Non è una banda molto ampia di frequenze, però è perfettamente comprensibile per la voce umana: giusto per capirsi...
{normale} -Quella che state sentendo - appunto - è la mia voce attraverso il microfono della Canon Legria Mini con tutte le frequenze aperte

{cupo e spento} -Questa - invece - è la mia voce che passa attraverso un filtro passa-banda che apre solo fra i 300 e i 3200 Hz (come si sentirebbe attraverso il telefono): come sentite è molto cupa, però è perfettamente comprensibile.
Quindi restringendo moltissimo questa banda, non solo era possibile inviare più conversazioni sullo stesso cavo telefonico utilizzando il sistema degli «scostamenti di banda», ma soprattutto era possibile inviare delle segnalazioni sul doppino telefonico, utilizzando finestre di frequenze che non erano utilizzate dalla voce.
In particolar modo il contascatti rilevava un tono a 12kHz che passava sulla linea telefonica e lo utilizzava per andare avanti di uno scatto.
E oggi più che del contascatti, voglio parlarvi della Tariffa Urbana a Tempo, e quindi degli "scatti telefonici", perché questo è Diario di Viaggio on the road Operazione Nostalgia!
[♪♫♪]

Lo sviluppo delle telecomunicazioni, l'avvento di Internet e - soprattutto - una sana concorrenza a livello mondiale hanno permesso di abbattere moltissimo i costi del traffico telefonico.
Per esempio io, dal mio ufficio, posso telefonare a tutti i numeri di rete fissa e mobile in Italia, tutti i numeri di rete fissa della Comunità Europea, Stati Uniti e Canada, senza dover pagare il traffico telefonico.
Naturalmente non è stato sempre così: una volta bisognava pagare il traffico telefonico, e bisognava pagarlo in base qual'era la destinazione della chiamata: se la chiamata era destinata a un altro numero all'interno della stessa città (nel cosidetto "ambito urbano") c'era un costo, se era destinata all'interno della stessa provincia c'era un altro costo, se era destinata fuori dalla provincia c'era ancora un altro costo e se - addirittura - era una chiamata che andava fuori dall'Italia, c'era ancora un altro costo.
Ora: come fare a determinare il costo di una telefonata? Beh, la cosa più ovvia è quella di misurare il tempo in cui dura questa telefonata, quindi per quanto tempo sono state occupate le infrastrutture di rete.
Ma questo non risponde alla domanda, perché la domanda rimane: come fare a misurare il tempo della durata di ogni SINGOLA telefonata?
Ora, quando c'erano i centralinisti, tutto quello che si faceva era chiedere al centralinista di registrare (su un registro) ogni volta che avveniva una telefonata.
Ma quando i centralinisti sono stati sostituiti - per avere una maggiore funzionalità - con i commutatori Strowger, come fare a capire chi stava telefonando a chi, per quanto tempo etc?
O si metteva una serie di contatori in base alla destinazione della chiamata PER OGNI UTENTE, oppure si utilizzava un ragionamento estremamente veloce ed affidabile: quello di determinare che - in base alla durata della telefonata - ogni tot secondi sarebbe stato conteggiato uno «scatto» dal costo fisso, e quindi - semplicemente - ogni utenza aveva il proprio contatore misuratore di servizio, in base alla destinazione della chiamata un circuito con un orologio avrebbe contato un determinato numero di secondi, e ogni volta che scadeva il determinato numero di secondi, avrebbe inviato un impulso sulla linea che avrebbe fatto portare avanti il contascatti di uno scatto.
Questo - naturalmente - funzionava dal lato della centrale: per ogni utenza c'era il proprio contascatti, per ogni destinazione c'era un orologio che doveva contare se era una destinazione urbana, interurbana etc. e - quindi - quello che succedeva era che, quando si avviava una telefonata, nel momento in cui la controparte rispondeva, partiva il primo scatto e si cominciava a far avviare questo orologio. Poi, se per esempio la chiamata era "urbana", questo orologio contava (all'epoca), a seconda dell'orario, sei minuti e quaranta secondi se la chiamata avveniva tra le 8:00 e le 18:30 dal lunedì al venerdì, o circa undici minuti (10:50 se non ricordo male) se avveniva dopo le 18:30, il sabato, la domenica o un giorno festivo.
Ogni volta che l'orologio arrivava alla scadenza indicata, partiva un altro scatto.
Ora, il sistema era abbastanza semplice ed efficiente, funzionava molto bene e quindi permetteva all'operatore di addebitare correttamente il costo delle telefonate agli utenti.
Ma naturalmente c'era la necessità - per alcune fasce di utenza - di poter tenere sotto controllo ugualmente le telefonate, per esempio per addebitare il costo delle telefonate ai propri clienti.
Pensiamo ad esempio - non so - a un albergo, però al fatto che non possa l'albergo aspettare, da una parte, che gli arrivi la bolletta dopo due mesi, per capire chi ha telefonato e quanto deve pagare; per questo motivo fu offerto il servizio del contascatti.
Il funzionamento era lo stesso, semplicemente un filtro passa-banda in centrale non faceva passare il tono che attivava il contascatti sino all'utenza finale, mentre veniva scavalcato il filtro passa banda, e quindi sulla conversazione telefonica non solo passava la voce delle persone (quindi nella fascia di banda dai 300 ai 3200 Hz circa), ma ogni volta che in centrale doveva essere "addebitato" uno scatto... cosa succedeva? Il filtro passa-banda in centrale non c'era, quindi il tono arrivava sino all'utenza.
Ora ovviamente l'utente non è che poteva parlare al telefono e, mentre parlava al telefono, gli arrivava questo beep a 12kHz, a 0dB: gli avrebbe sfondato un timpano!
Quindi che cosa succedeva? Il filtro passa-banda veniva tolto dalla centrale e veniva installato all'interno dell'indicatore di conteggio.
L'indicatore di conteggio veniva alimentato dalla linea telefonica stessa (ricordiamo che la linea telefonica è ANCHE una linea di tipo elettrico) e quello che faceva era - semplicemente - rimanere collegato "in serie" sulla conversazione: all'uscita dell'indicatore di conteggio c'era impostato il filtro passa-banda, quindi il tono a 12kHz non si sarebbe sentito. Durante la conversazione si sarebbe sentito - ogni volta che arrivava il tono di controllo del contascatti - un leggero "click" un [schiocca la lingua] che indicava che era arrivato il tono, e nel frattempo avanzava il contascatti di una posizione.
E quello che faceva il contascatti - fondamentalmente - era questo: restava in ascolto sulla linea telefonica, e ogni volta che arrivava un tono a 12kHz, eccitava un transistor e "avviava" il circuito che faceva portare avanti il contascatti di uno scatto.
In questo modo era anche molto semplice addebitare il costo per i "servizi aggiuntivi" come il teledrin o qualcos'altro: venivano inviati - magari - cinque impulsi per addebitare cinque scatti.
Non solo: questo meccanismo permettava di far funzionare correttamente le cabine del telefono: mano a mano che parlavi, ogni volta che doveva essere (tra virgolette) "mangiato" un gettone, ci si basava sul principio "ogni volta che c'è uno scatto telefonico, fai mandare giù un gettone".
Come fare a sapere quando c'è uno scatto telefonico? Dalla centrale invia l'impulso (alla cabina del telefono): "ogni volta che c'è questo scatto, tu sai che devi tirare giù un gettone. Se non ci sono più gettoni, interromperai la conversazione malamente!" [ride] cascava la linea: ma lo facevamo tutti quanti quando avevamo pochi gettoni, si parlava velocemente, e poi si continuava a parlare
{veloce} -Va bene, ci sentiamo: fra poco cadrà la linea, bla bla bla!
PACK! E cascava la linea. Quindi naturalmente il sistema ha funzionato moltissimo, ha funzionato per tutto il tempo in cui abbiamo avuto una tecnologia elettromeccanica per la gestione del traffico telefonico.
Con l'avvento dei computer abbiamo, in qualche modo, "reintrodotto" (tra virgolette) il centralinista che registrava i dati della conversazione, perché c'è un centralinista elettronico (che è il computer), che - per ogni singola telefonata - registra a che ora è cominciata, a che ora è finita, quanto è durata, qual è stata la destinazione... e quindi non c'è più bisogno di utilizzare gli scatti telefonici, perché abbiamo la possibilità di addebitare le telefonate sui secondi effettivi in cui sono andate a durare, e abbiamo la possibilità di fare tutta una serie di controlli molto più importanti, soprattutto abbiamo la possibilità - se siamo un albergo (o se siamo un Posto Telefonico Pubblico) di addebitare il costo della telefonata all'utente che ha effettuato la telefonata, esattamente al centesimo.
Ed ecco che le cose sono cambiate tantissimo: adesso abbiamo pacchetti di minuti inclusi, se non abbiamo direttamente il costo completamente integrato, senza bisogno di pagare altro traffico.
Il primo importante sistema di tariffazione a scatti telefonici della SIP, in Italia, si è chiamato "TUT" (Tariffa Urbana a Tempo), e a seguito di questa, poi, si sono introdotte varie tariffe differenziate, a seconda del tipo di traffico: prima è nata la "Tariffa A Tempo" (TAT) che si bassava sui secondi effettivi di conversazione, poi sono nate altre tariffe, poi è arrivata la concorrenza a introdurre altri sistemi differenti, tariffe al minuto, tariffe a scatti etc. e naturalmente da una parte (come dicevo all'inizio) lo sviluppo delle tecnologie ha cambiato tantissimo le carte in tavola: l'avvento di internet ha abbassato tantissimo i costi delle conversazioni, sino al punto in cui siamo arrivati oggi.
Insomma: questo era il sistema di tariffazione telefonica "a scatti", il primo che abbiamo avuto in Italia. Voi - quando eravate piccoli, magari - avete avuto il contascatti in casa? Oppure avevate già visto un contascatti?
Avevate idea di che cos'era un contascatti? Sapevate che c'era stata - appunto - questa tariffa telefonica "a scatti"?
Oppure non so: magari avevate parenti all'estero e quindi dovevate - ogni tanto - sentirvi telefonicamente, e s'aspettava il momento che costavano di meno le telefonate... non lo so: parliamone! Nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene: io sono Grizzly, questo era Operazione Nostalgia. Come sempre vi ricordo di fare pollice-in-alto, condividere questo vlog, iscrivervi al canale, seguirmi su Telegram e su tutti gli altri social: noi ci vediamo alla prossima, ciao a tutti!

domenica 26 novembre 2017

VLOG 192: Rispondo alle vostre domande

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Benvenuti viaggiatori: sono Grizzly e questo... beh sì: è Diario di Viaggio "in the room" in effetti.
Oggi non posso muovermi da casa, per cui - logisticamente - girerò questa puntata qui in camera.
E prima di cominciare: sì, mi dispiace unnamed75 (o "un-named-75: non so bene come si legga), comunque è solo rinviata, perché comunque c'è una cosa che dobbiamo fare io e quest'orsetto qua, per cui cominciamo!
Oggi sono qui per rispondere alle vostre domande: ecco qui il mio ebook-reader. Ci sono youtuber che amano usare il telefonino o il tablet, ci sono youtuber che leggono le domande sullo schermo del computer o sul teleprompter (il mio teleprompter adesso è in lavorazione: ve lo presenterò tra poco) ma preferisco usare l'ebook, anche perché è un piccolo «messaggio subliminale»: ricordatevi di leggere sempre un buon libro, è molto rilassante ed è molto piacevole.
Velocemente rispondo agli amici Stercomo ed EfremsTube.

Stercomo mi chiede: Quando ricomincia la seconda stagione di Vita da Tecnico?
Virtualmente credo che tu mi voglia chiedere della *terza* stagione (la seconda stagione è già uscita ed è parcheggiata sul canale): ci stiamo lavorando, il mio tempo - purtroppo - è pochissimo, quindi ho scritto tutte le puntate della terza stagione, stiamo per cominciare a effettuare le riprese, e le stiamo programmando in maniera tale da poter fare tutte le riprese di più puntate contemporaneamente; poi dovrò fare il montaggio... piano piano ci arriveremo: purtroppo ormai per il 2017 non ce la facciamo più, ma prometto che nel 2018 arriverà la terza stagione di Vita da Tecnico!
E sul fatto che mi chiede se usciranno in DVD... non lo so: ci sto pensando, potrebbe essere un'idea interessante!

Inoltre EfremsTube (che - tra l'altro - è bravissimo, è un canale molto interessante: ve lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda: se non lo conoscete andate e dategli un'occhiata, è veramente un vlogger molto molto bravo) che mi chiede: che ne pensi del black friday o del cyber monday? Non ti rispondo qui, perché ti risponderò con un video dedicato proprio a queste tipologie di situazioni che concernono la vendita online, quindi preferisco dare una risposta un pochino più complessa.

Il canALE di ALE [ride] vorrebbe essere salutato: ciao canALE di ALE!
Scherzi a parte, ciao Ale, come stai?
Allora: tra vino e birra cosa preferisci? Beh, non ho una preferenza molto specifica. Diciamo che tra i due c'è un leggero punto a favore verso la birra, rispetto che al vino; però quello che conta è bere con moderazione, e soprattutto bere IN COMPAGNIA DEGLI AMICI con moderazione: magari durante una pizzata con gli amici una birra in compagnia ci può stare benissimo.
Pizza con l'ananas, l'hai mai assaggiata?
No.
Potrei fare come Gordon Ramsay e assaggiarla per beneficenza, magari (e probabilmente avrei la stessa reazione di Gordon Ramsay, e quindi concluderei l'assaggio della pizza con circa mezza bottiglia di Listerine).
Devo dire che ho assaggiato ogni genere di pizza, ma l'hawaiiana no: l'unica cosa hawaiiana che abbia mai utilizzata sono le camicie hawaiiane, ne ho un paio.
Finisci il video abbracciando un orso di peluche che tirerai fuori dal frigorifero...
Fa freddo...
Allora, lui è Cozy, non si può mettere in frigo (non è il caso di metterlo in frigo): si riscalda un paio di minuti nel forno a microonde e rimane caldo (molto caldo, non eccessivamente) per circa tre~quattro ore. Quindi no: preferisco gli orsetti «caldi» a quelli freddi: c'è troppo freddo per farlo, quindi magari ne riparliamo in estate, quando saranno anche molti gli orsetti disposti a farsi mettere nel frigorifero: adesso non c'è nessuno, temo!

Filippo Campolmi mi chiede: quanti km hai percorso vloggando?
È una domanda che prevede almeno due risposte. Innanzi tutto io non giro i vlog in auto perché "salgo in auto e giro i vlog": credo che nelle duecento puntate (circa) di #DdVotr solo - forse - una decina di volte (forse anche meno, tipo otto o nove volte) sono salito in macchina con l'intenzione *solo* di girare il video, cioè ho fatto un giro in macchina solo per girare il video per il canale.
Generalmente io giro il vlog la mattina, subito dopo colazione, mentre vado in ufficio o mentre vado da un cliente, o mentre torno da un cliente verso l'ufficio.
Di solito, più che altro, rubo del tempo al mio lavoro (il tempo di spostamento da un cliente all'altro) registrando il video.
Nell'ultimo periodo diverse volte mi è capitato di girare il vlog soprattutto subito dopo colazione, mentre ritorno in ufficio: è un percorso che faccio. Il giro è di circa 6km, 6,5km. Il che significa che - volendo contare questi sei km e mezzo per circa 200 vlog - sarebbero 1300km!
Ci sono stati giri differenti, ci sono state volte che sono stato da un cliente fuori Siracusa, ci sono state volte che sono stato da un cliente a Siracusa... ci sono state volte che ho fatto giri differenti, quindi sicuramente ho macinato un migliaio di km vloggando, ma che non è un migliaio di km "solo facendo il vlog". Solo facendo il vlog saremo intorno - appunto - ai 5~6km per 8~9 video, quindi 'na quarantina di km, una cinquantina di km: tutti gli altri sono chilometri fatti andando da un cliente all'altro, rubando tempo al mio lavoro.
All'inizio -proprio - andavo da un cliente a un altro, poi da un altro a un altro e - nelle pause - giravo il vlog: era un lavoro *massacrante*, adesso ho trovato questa cosa di girare il vlog tutto assieme la mattina subito dopo colazione. Se ho un appuntamento - magari - cerco di fare in modo di farlo arrivare dopo le 9:30, così ho il tempo di girare il video, oppure di farlo molto presto, così subito dopo l'appuntamento, mentre rientro in ufficio giro il video.
Se dovessi contare tutti i chilometri percorsi registrando video, comunque, sicuramente più di un migliaio.

True Colors, che saluto (avevamo fatto una collaborazione assieme), mi chiede: "ti avevo chiesto quanto bene mi volessi". Ti voglio un gran bene, sei una persona che stimo tantissimo... anche se mi riservo di volere - forse - un pochino di bene in più al tuo cane. No: sto scherzando, un saluto True Colors, e una grattatina al mento del cane.
Cosa risponderesti a un povero Babbano il quale osasse dire che Harry Potter è un libro per bambini? Non puoi Cruciarlo perché non sei a Hogwarts.
Eh no: si vede che non mi conosci mio caro True Colors. Innanzi tutto io non sono una persona violenta, nonostante il nome "Grizzly" ce ne vuole tantissimo per tirarmi fuori dai gangheri, e sicuramente non è sufficiente dirmi che Harry Potter è un libro per bambini per farmi tirar fuori qualcosa come una Maledizione Senza Perdono (che è una cosa che non si usa *MAI*).
Io sono una persona estremamente tollerante ed estremamente aperta alla discussione e al dibattito, quindi se qualcuno ritiene che - per esempio - Harry Potter sia un libro per bambini, non vedo niente di male nella sua idea. Non sono d'accordo alla sua idea: per me Harry Potter è una bella serie di romanzi in cui possono trovare qualcosa di interessante i bambini, come possono trovare qualcosa d'interessante gli adulti.
Ma ciò non toglie che - se qualcuno pensa una cosa del genere - non vedo nessun motivo per dover utilizzare la «violenza» su di lui.
È importantissimo - secondo me - invece riuscire ad apprezzare le differenze che ci rendono tutti quanti diversi, eppure cercare di andare d'accordo anche con le persone che hanno idee diverse dalle nostre: secondo me questa è la base del funzionamento della società, di quello che dovrebbe essere il funzionamento della società. E al giorno d'oggi questa è una cosa molto «dimenticata», quindi ti invito a pensarci, che se qualcuno pensa che Harry Potter è un libro per bambini... beh, in fondo è lui che sta commettendo un errore: più che picchiarlo, forse bisognerebbe *compatirlo* ed essergli ancora più vicini, non credi anche tu?

Marco Campisi mi chiede: hai mai pensato di fare un fine settimana (in una qualsiasi location) o magari un mini viaggio con i tuoi iscritti? Se mai lo farai, sarò lieto di partecipare.
Ci ho pensato, mi piacerebbe tantissimo... il problema è che vivo a Siracusa, che è un posto maledettamente lontano da qualsiasi cosa. Questa cosa mi piacerebbe tantissimo organizzarla, ma richiede una certa pianificazione, quindi sicuramente un giorno - magari - lo faremo, ma non sarà un giorno molto vicino, perché bisogna attirare gente da un po' tutta Italia, e non per tutti è facile fare un viaggio molto lungo per «fare una passeggiata»

Il lascito di Uomo d'Altri Tempi mi chiede: prenderesti in considerazione l'idea di realizzare una rubrica sul canale nella quale leggi a voce alta alcuni brani tratti dalle tue opere letterarie preferite?
Sì: lo prenderei in considerazione, ma - così come succede con #DdVotr, e così come succede con Vita da Tecnico, e così come sta succedendo già adesso con la rubrica MusYTube, che ho scritto ma non ho nemmeno cominciato a girare, per mancanza cronica di tempo... Il mio lavoro non è lo youtuber: il mio lavoro è il tecnico informatico, ed è un lavoro che mi porta via - praticamente - un sacco di tempo, quindi quel poco tempo che riesco a ritagliare nel corso della giornata lavorativa, già è tanto se riesco a dedicarlo a #DdVotr.
Piano piano sto cercando di fare Vita da Tecnico, piano piano sto cercando di fare MusYTube, e mi piacerebbe poter intraprendere altri percorsi, ma per ora - come ripeto - quello che mi manca è il tempo. Quindi ogni tanto riesco a tirare fuori qualcosa di diverso, ma... cercherò di lavorarci, perché l'idea, comunque, mi piacerebbe tantissimo, questo lo ammetto.

Filippo Iali, che ha fatto il compleanno il 24 novembre, ma lo festeggia quando esce questo video domenica 26 novembre, mi dice: fammi gli auguri.
AUGURI! Buon compleanno Filippo.
Poi mi fa una serie di domande lunghissime, quindi vediamo di analizzarle e rispondere velocemente.
Di che squadra sei? Beh: squadra logistico-cucina-telecomunicazioni.
No: sto scherzando (questa è la squadra di protezione civile), ovviamente so che tu ti riferisci alla mia passione calcistica. Risposta veloce: ho tifato per il Pallamano Siracusa quando lavoravo in televisione, adesso ho smesso perché non seguo più molto lo sport.
Però ti risponderò più specificatamente con un video (se non una serie di video) che ho intenzione di dedicare proprio alle attività sportive, alle attività sportive maggiori e minori, al tifo sportivo etc.
Quindi adesso, velocemente: non seguo molto il calcio, non seguo molto le attività sportive. Questa è la "risposta breve", risposta lunga: ci sarà un video (o più di un video) in cui parleremo di quest'argomento.
Sei sposato? No.
Hai figli? Non che io sappia: sinora ho sempre usato il preservativo.
Hai qualche perversione? Uhm, no: niente di particolare, direi.
Ti sei mai sentito solo? E: qual è il periodo più brutto della tua vita? Sono due domande molto importanti, sulle quali ho intenzione - in futuro - di dedicare un video, però ho intenzione di lavorarci molto, perché sono due domande molto importanti a cui penso che sia importante dare una risposta che non sia una «risposta semplice» o una risposta molto breve.

E infine Elenx mi chiede: qual è la cosa più imbarazzante che ti è capitata al lavoro?
Quando lavoravo nel negozio di informatica, di sicuro, aver completato il computer di un cliente, e poi il computer - una volta completato - ho contattato il cliente per venirlo a prendere... e questo computer è rimasto in ufficio per diversi mesi. Io mi chiedevo che cosa fosse successo, e...
... e poi - invece - è venuto fuori che questo signore, dopo che l'ho contattato per ritirare il computer, l'hanno portato in carcere, ed è rimasto in carcere alcuni mesi. Succede anche questo.

Bene ragazzi: sono Grizzly, come sempre vi ringrazio per essere arrivati in fondo a questo vlog, vi ringrazio per le domande che mi avete fatto, se avete altre domande (o altre curiosità) potete farmele tranquillamente nei commenti qua sotto: cercherò di rispondere nel prossimo video FAQ. Se possibile cercherò di fare il prossimo video FAQ di nuovo in auto, magari leggendo le domande e intercalando con la guida, come ho fatto la volta scorsa).
Se sono riuscito a rispondere alle vostre domande, se sono riuscito ad attirare la vostra attenzione, vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram.
A proposito di Telegram: vi ricordo di seguire il mio canale Telegram (lo trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda): in questo modo riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Tra l'altro non dimenticate di seguirmi sui miei social, soprattutto su Twitter: è il sito su cui interagisco più di ogni altra cosa: quando sono in servizio di protezione civile, se ci sono situazioni particolari attivo anche delle dirette su Twitter, oppure nel corso della giornata - se voglio raccontarvi qualcosa - posso interagire su Twitter: interagisco tantissimo, mi piace veramente tanto.
Seguite anche la mia pagina Facebook: è quella in cui pubblico - ogni tanto - delle piccole novità o delle piccole curiosità, dei "dietro le quinte" sui video che sto girando, e detto questo - ragazzi - come sempre grazie, ciao a tutti e ci vediamo al prossimo video!

domenica 19 novembre 2017

VLOG 191: Le lingue minori

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I Vitelli dei romani sono belli.
[muggito]
Eh? No, no, non quello: è latino, vuol dire "Vai, O Vitellio, al suono di guerra del dio romano".
«I» è l'imperativo del verbo «Ire», «Vitelli» è il vocativo di «Vitellius», ovvero Aulo Vitellio, che era un imperatore Romano, etc.
E beh: il latino è una lingua che ancora studiamo, ma è parlata sempre in meno posti nel mondo (credo sia «lingua ufficiale», assieme all'italiano, solo a Città del Vaticano).
La volta scorsa abbiamo parlato di dialetti, e oggi voglio parlarvi di minoranze linguistiche e di lingue minori: ci sono delle vere e proprie lingue, che si parlano in alcuni posti molto piccoli (che vengono parlate solo da delle minoranze di persone) che sono riuscite ad arrivare sino a noi; delle lingue - in certi casi - anche molto particolari e molto rare.
Quindi cominciamo il vlog: sigla!
[♪♫♪]
Nel Nord-Est d'Italia, in passato, era arrivata una lingua: il ladino.
Attenzione: non il laTino (con la "T") bensì il laDino (con la "D").
Dal ladino si sono sviluppati alcuni dei dialetti dell'area del triveneto: è stato - un po' - la radice di questi dialetti.
Però questa lingua è riuscita ad arrivare sino a noi: è ancora utilizzata, soprattutto nell'ambito turistico, per esempio ci sono dei luoghi (di un certo interesse turistico) in cui trovate le indicazioni stradali in italiano e in ladino.
Così come nelle zone dove ci sono delle minoranze linguistiche particolari, che sono riuscite ad arrivare sino al giorno d'oggi, abbiamo le indicazioni stradali, i documenti, le cose che vengono redatte nella "doppia lingua".
Ora, alcune di queste lingue sono molto particolari: sono legate a quella che è stata la dominazione del territorio, a quella che è stata la dominazione di alcune zone ben precise, e sono riuscite ad arrivare al giorno d'oggi nonostante siano parlate da sempre meno persone, e sempre in zone più ristrette.
Per esempio considero che in provincia di Trento ci sono alcune piccolissime minoranze lingustiche: non so, c'è il cimbro, oppure c'è il mocheno. Il mocheno, ormai, è parlato fondamentalmente solo in Val dei Mocheni, che è un piccolissimo comprensorio di alcuni paesini lungo il Fersina, e ha questa lingua; il mocheno è una lingua di derivazione austriaca, di derivazione tedesca, quindi è una lingua con delle sonorità molto aspre, molto particolare, è una grammatica molto complessa, eppure è riuscita a superare l'esame del tempo ed arrivare sino al giorno d'oggi.
Moltissime lingue, che possiamo considerare delle "lingue minori" (parlate - veramente - da ristrette comunità di persone) sono riuscite a superare l'analisi degli anni ed arrivare sino a noi, alcune di queste lingue sono - addirittura - diventate Patrimonio dell'Unesco, proprio perché sono pochissime le persone che le parlano, che le utilizzano, eppure sono delle lingue in cui c'è dentro tutta la cultura di quel territorio.
Ora, cercando informazioni per realizzare questo video, ho trovato delle cose veramente molto interessanti: per esempio in un'isoletta a ovest di Tenerife si "parla" una lingua molto particolare, e non ho fatto a caso il «gesto delle virgolette» dicendo "si parla", perché mi sto riferendo al «silbo gomero».
Il silbo gomero, che si utilizza solo sull'Isola di La Gomera (a ovest di Tenerife) non è una lingua parlata...
... è una lingua FISCHIATA!
Si usano dei fischi su otto differenti e ben chiare modulazioni: quattro di queste modulazioni sono considerate delle "consonanti", quattro sono considerate delle "vocali" e modulando correttamente questa accoppiata di consonanti e vocali, quindi fischiando in determinati modi si riesce a costruire un lessico di circa 4mila "parole".
È una lingua che è diventata - da pochissimo (credo un paio d'anni) - Patrimonio dell'Unesco: viene insegnata - in quell'area - anche nelle scuole (anche se il corso è facoltativo) ed è una lingua molto particolare, perché l'Isola di Gomera ha una conformazione vulcanica, quindi ci sono delle rocche, delle ampie vallate... bisognava trovare un modo di poter comunicare a lunga distanza (negli anni molto passati) e quale maniera migliore di comunicare a lunga distanza, se non che fischiando? Perché fischiando correttamente è possibile farsi sentire anche a 4~5km di distanza.
Però è ovvio che fare un semplice fischio, che può arrivare a 5km di distanza, è sicuramente una cosa utile per la comunicazione, ma tutto quello che può dire è "Sì ok, sono qui".
Mentre riuscendo a modulare dei fischi in maniera tale che la modulazione sia sempre comune a tutti, e questa modulazione si possa sentire (e scriminare correttamente) anche da lontano, permette di costruire un "protocollo", di costruire un linguaggio molto efficiente.
Quindi questa cosa mi aveva incuriosito: se volete approfondire vi lascio un video in cui si parla del silbo gomero (lo lascio linkato sul doobly-doo e sulla scheda), così potete andare e dargli un'occhiata e scoprire questa lingua così particolare.
Ora ovviamente molte di queste lingue minori sono riuscite ad arrivare sino al giorno d'oggi, e vengono utilizzate in maniera - secondo me - anche intelligente non solo per la semplice comunicazione, ma anche come una importante attrattiva turistica.
Per esempio in Gran Bretagna si parla l'inglese, però in Galles - oltre all'inglese - si parla anche un'altra lingua, che è il gallese.
L'inglese ha una radice sassone, mentre il gallese ha una radice celtica, quindi la grammatica è differente, la pronuncia delle parole è differente, le parole sono differenti e c'è questa cosa molto particolare.
In Galles, in passato, una città voleva raggiungere un particolare primato: quello di avere il cartello ferroviario più lungo del mondo. Questa città ci riuscì ai suoi tempi, adesso però se la gioca con un'altra città in Canada e una in Nuova Zelanda, ma ai tempi se la riuscì a giocare per questo discorso, e questa cittadina, questo paesino, ha un nome che è lungo 58 caratteri, che - innanzi tutto - ve lo metto qui in sovraimpressione.
E scusatemi se è molto piccolo: ho fatto qualche prova per riuscire a far entrare tutto il nome su una riga (e devo rimpicciolire il carattere), quindi per farvi capire di cosa sto parlando ve la mostro anche COSÌ, su più righe, però è UNA SOLA PAROLA.
Sì lo so: sembra quello che *ciccerebbe* fuori prendendo una tastiera a pugni, però NON È COSÌ, credetemi: questa città esiste veramente! (E lo so da tempo, perché avevo letto *QUEL* numero di Dylan Dog, tra l'altro)
Questa città è diventata un'attrattiva turistica per questo nome lunghissimo, e per la pronuncia di questo nome. Ora considerate che viene utilizzato (nella corrispondenza, nelle attività di tutti i giorni) semplicemente l'abbreviazione «Llanfair PG», però questa città ha un nome che - per esteso - si può non solo scrivere (con cinquantotto lettere!), ma anche pronunciare.
La pronuncia non è in inglese, è in gallese, quindi è una pronuncia con un accento celtico, e anche se questa «challenge» sulla YouTube straniera c'è stata un po' di tempo fa (più o meno l'anno scorso), dopo che Liam Dutton (meteorologo gallese di Channel 4 News) disse questo nome in diretta televisiva senza battere ciglio, molti si sono sfidati a pronunciare questo nome, che non è esattamente semplice.
E quindi, visto che siamo su YouTube, mi metto in sfida anche io (se volete potete provarci anche voi): questa città (il suo nome esteso) si pronuncia, approssimativamente
llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch
... che detto un paio di volte la mattina appena svegliati, ha anche un'eccellente valenza espettorante. E non me lo sto inventando: se volete - appunto - potete andare a guardare su YouTube le persone che pronunciano questo nome, vi lascio un video linkato sul doobly-doo e sulla scheda, anzi: vi lascio proprio quello di Liam Dutton che ha fatto questa cosa leggendo le previsioni meteo.
Se volete, provate a pronunciare questo nome anche voi: giratevi un video e taggatemi su Twitter.
Ammetto che il mio celtico è un tantino arrugginito: forse dovrei rimettermi ad ascolare Enya; comunque queste erano le lingue minori, alcune delle lingue minori che sono riuscite ad arrivare sino a noi. Voi ne conoscevate qualcuna? C'è qualche lingua minore che - magari - parlano i vostri parenti o che parlate voi?
Considerate che ci sono molte lingue che sono riuscite ad arrivare sino a noi, non solo qui in Italia (come il cimbro o il mocheno. O addirittura - in alcune zone della Calabria - dove si parla il greco!), ma ci sono anche delle lingue che sono arrivate sino a noi in giro nel mondo.
Come dicevo: voi conoscete qualcuna di queste lingue? Avevate sentito parlare di qualcuna di queste lingue? Conoscevate - non so - il gallese? Avete mai sentito parlare del silbo gomero?
Parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr (parliamone in italiano che è meglio, comunque!)
Bene: io sono Grizzly, come sempre spero di essere riuscito ad attirare la vostra attenzione, o almeno ad avervi fatto ridere pronunciando il nome esteso di Llanfair PG: se ci sono riuscito vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condivere questo vlog con i vostri amici, anche su Whatsapp o Telegram, anche con i vostri amici che - magari - vivono in Galles...
... uhm Adam (di CrashBangAdam) vive in Galles, però non parla gallese: mi aveva risposto a una FAQ.
Vi ricordo - se non l'avete già fatto - di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto... e sì: questo profumo di nuovo iscritto arriva anche se non conoscete nessuna lingua minore, è molto comodo per questo, basta solo clickare su "iscriviti", non c'è bisogno di pronunciare niente.
Inoltre se seguite anche il mio canale Telegram, che trovate linkato sul doolby-doo e sulla scheda, riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine: se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly e ho concluso, per cui come sempre: grazie, ciao a tutti e ci vediamo alla prossima!

martedì 14 novembre 2017

Annuncio FAQ: 26 novembre 2017

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[Per errore il video è stato cancellato: lo ho ricaricato]
Benvenuti a bordo, viaggiatori: sono Grizzly e... no: questo non è Diario di Viaggio on the road.
Sono qui molto velocemente solo per dirvi che domenica 26 novembre 2017 alle 8:00 la puntata di #DdVotr sarà una FAQ: risponderò alle vostre domande!
Per cui se avete delle domande, se avete delle curiosità, potete farmele nei commenti; se volete chiedermi di essere salutati, potete chiedermelo nei commenti.
Se volete che cominci (o finisca) il vlog facendo qualcosa di particolare (non so, magari: abbracciando un orsacchiotto di peluche) potete chiedermelo nei commenti... e se non mi chiedete di abbracciare un orsacchiotto di peluche, probabilmente me lo CHIEDERÒ DA SOLO perché mi piacerebbe tantissimo farlo! [ride]
Scherzi a parte: se avete delle curiosità, se avete delle domande, volete sapere qualcosa potete chiedermelo tranquillamente.
Non so: "Grizzly, che cosa ascolti nell'autoradio in macchina?"
Beh, naturalmente musica in Creative Commons: per esempio adesso sto ascoltando Terluzz, con "Bloom"
[parte musica in sottofondo]
Quindi, vi ricordo che avete tempo fino a venerdì 24 novembre a mezzanotte, perché sabato 25 novembre mattina registrerò il video in cui risponderò alle domande; poi sarà pubblicato domenica mattina alle 8:00 come sempre.
Io sono Grizzly, ciao a tutti: ci vediamo su questo canale, ci vediamo tutte le domeniche mattine con Diario di Viaggio on the road!

domenica 12 novembre 2017

VLOG 190: Lingue locali - il dialetto

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{in siciliano} Baciamu i manu, picciotti: sugnu Grizzly...
{in trentino} e 'sto kì saria el raconto de na caminada su par la strada
[♪♫♪]
Viviamo in Italia e quindi parliamo tutti quanti la «lingua italiana» (grazie ai social piuttosto male, ma questo - purtroppo - è un altro discorso), purtuttavia viviamo in una delle venti regioni d'Italia, e ognuna di queste regioni - nel proprio passato (nel proprio passato più remoto: nel corso dei secoli) - ovviamente ha sviluppato una lingua, soprattutto una «lingua volgare», non "volgare" nel senso di "piena di parolacce": sto parlando della lingua del "volgo", del popolo. L'italiano si è diffuso grazie a lavori importantissimi (come la Divina Commedia di Dante) che sono stati sviluppati - appunto - in una lingua volgare, in una lingua del popolo, non in latino.
Ogni regione d'Italia ha subito - nel corso dei secoli - diversi influssi linguistici: legati alle dominazioni, legati ai popoli che ci sono passati, legati al modo che c'era di identificare le cose, e quindi ci sono - fondamentalmente - venti influssi differenti (se vogliamo considerare "uno per regione") e quindi venti "lingue", venti dialetti differenti.
Ognuno di questi dialetti - fondamentalmente - è parte integrante della cultura italiana.
Ognuno di questi *venti* dialetti, giusto? Beh... sì e no, perché il dialetto non è una lingua che accomuna interamente una regione.
È difficile in realtà definire una linea di demarcazione netta tra la «lingua» e il «dialetto», però consideriamo per questo vlog il dialetto una vera e propria «lingua».
Il dialetto è una lingua che ha origini in molte situazioni che concernono il territorio, ed ecco che non necessariamente in una regione si parla un dialetto che è «lo stesso dialetto» all'interno dell'intera regione; vi porto quest'esempio: io vivo in Sicilia, vivo a Siracusa, quindi vivo in Sicilia Orientale.
La Sicilia Orientale ha un dialetto che ha le sue radici nel «Siculo»: "U Catanisi" per così dire.
Però mano a mano che ci spostiamo verso la parte occidentale della Sicilia, verso Palermo, verso Trapani, ecco che la radice del dialetto cambia e adesso abbiamo un dialetto che ha radici nel «Sicano», e arriviamo a "U Palehimmitano".
Il dialetto è sempre «siciliano», le sonorità sono diverse, la musicalità è diversa, la pronuncia di alcune lettere è diversa. E un po' in tutta Italia, in ogni regione, in ogni provincia ci sono delle piccole differenze dialettali: magari nei paesi e nelle città che si affacciano sul mare c'è un dialetto che ha subito molti influssi - nel corso degli anni (nel corso dei secoli) - dal fatto che venivano nei porti delle popolazioni lontane, quindi "portavano" nuove parole, portavano nuove interpretazioni; rispetto magari a paesi di montagna, paesi di montagna nelle "zone di confine" in cui magari ci sono influssi tra il dialetto di una regione e il dialetto dell'altra, e quindi sonorità che si somigliano... ci sono anche queste cose, no? Bisogna considerare queste cose, perché fanno parte integrante della cultura del vernacolo italiano.
E il punto - in fondo - è proprio questo: la «cultura del vernacolo», il dialetto: il dialetto come lingua, come lingua da portarsi avanti, da non seppellire dicendo "sì, va bene, ma ormai parliamo italiano".
Perché - secondo me - un po' il dialetto si sta perdendo. Ora: è importante avere una lingua che ci unisce tutti quanti, ma secondo me è importante anche lasciare spazio alle nostre origini, soprattutto per il fatto che abbiamo tutti quanti delle origini differenti, perché si mostra ancor di più come - nonostante le differenze - riusciamo a essere tutti uniti nella lingua italiana, tutti uniti nello Stato italiano, anche se abbiamo venti dialetti differenti, in realtà abbiamo centinaia di dialetti differenti: in base alla provincia, in certi casi anche tra un paese e l'altro ci sono differenze di dialetto, soprattutto in quei paesi in cui esistevano conflitti nella storia, che - pur di (veramente) tirarsi le mazzate uno sull'altro - si «prendevano in giro» anche sulla pronuncia di determinate parole, e allora anche paesi confinanti hanno dialetti in cui la pronuncia delle stesse parole è differente: perché doveva essere un modo di offendere il modo in cui l'altro paese pronunciava le cose!
Quindi ci sono queste cose, che  piano piano si sono andate a perdere, eppure sono parte della storia italiana: è dai dialetti (dalla «lingua volgare»), dal vernacolo che è arrivato l'italiano; l'italiano non è arrivato dall'alto (così: imposto dagli extraterrestri) senza prendere queste origini.
Quindi - secondo me - dovrebbe tornare un pochettino più in auge, bisognerebbe studiarlo nelle scuole il dialetto. Quantomeno il vernacolo "ufficiale": come dicevo il siciliano per esempio ha subito vari influssi, non esiste una vera e propria «lingua siciliana», però in realtà sì: esiste il «vernacolo siciliano» come lingua, grazie al lavoro portato avanti da scrittori e storici come Giuseppe Pitrè, che anni e anni fa sviluppò il "Dizionario Italiano Siciliano".
Certamente esiste anche il teatro in vernacolo, esistono le opere teatrali, esistono anche opere cinematografiche che vengono sviluppate in vernacolo, ed è qualcosa di molto interessante perché - secondo me - è un modo di portare avanti una cultura, una cultura che altrimenti rischia di scomparire, ed è la cultura che è nata sul territorio, la «lingua volgare» che è nata sul territorio.
Perché dietro il dialetto non c'è solo un modo di storpiare le parole, di pronunciare le parole in modo strano o in modo divertente: dietro il dialetto c'è la storia di quella regione, di quella provincia, di quella città, c'è una storia che affonda nei secoli: il dialetto non è nato ieri.
Ovviamente il dialetto, il vernacolo, non è una cosa che riguarda solo l'Italia: in tutto il mondo quello che è la «lingua del territorio» ha dato poi lo sviluppo alla lingua ufficiale di tutto lo stato, ma esistono ancora le differenze territoriali, esistono ancora i *dialetti* territoriali. Io penso semplicemente - non so - se andiamo in Spagna: sì, ok, la Spagna parla lo spagnolo, però esistono le "varianti" che sono - non so - il catalano e il castigliano (per dirne un paio così, no?). Oppure in Gran Bretagna, dove dice "Sì, si parla l'inglese", però c'è un dialetto britannico che si parla nel Nord dell'Inghilterra che è molto particolare e ha delle sonorità molto specifiche; c'è lo scozzese, che è quello che viene meglio agli italiani che stanno studiando l'inglese, perché è una sorta di inglese con una pronuncia neolatina, quindi è quello che ci viene più semplice da imitare (ci viene benissimo!).
Scherzi a parte: i dialetti esistono un po' in tutto il mondo, e sono parte della cultura del mondo. La lingua è la cosa che unisce le popolazioni, ma il dialetto è la cosa che contraddistingue le popolazioni, e secondo me è importante ricordarsi che grazie ai dialetti si è arrivati a essere uniti da una lingua, però i dialetti sono parte della cultura, sono parte della storia di un territorio ed è importante, perché è un modo di dire "sì, siamo tutti diversi perché parliamo dialetti diversi, ma siamo tutti uniti sotto l'ombrello della stessa lingua": secondo me è un messaggio molto positivo e molto importante.
Ed ecco che - secondo me - il vernacolo dovrebbe essere portato nelle scuole, dovrebbe essere studiato, dovrebbe essere sottoposto a questa analisi culturale, essere portato a questo livello culturale, non diventare "un modo divertente di parlare", ma diventare una cosa che ha a che fare con la cultura del territorio.
Ci sono opere teatrali che vengono presentate in vernacolo, ed è una cosa sicuramente molto positiva; ci sono libri che vengono scritti in vernacolo, ci sono anche opere cinematografiche sperimentali che vengono presentate in vernacolo, che secondo me sono anch'esse qualcosa di veramente molto importante, perché è un modo di dare nuova vita alla lingua, quella che è stata la lingua volgare, quella che è stata la lingua che si è diffusa tra il popolo grazie alla tradizione orale.
È importante ricordarsi che è parte della nostra cultura, e non seppellirla sotto l'idea "Sì sì, vabbè: un modo simpatico e divertente di pronunciare le parole": il dialetto non è solo quello.

Però questo è quello che penso io: voi cosa ne pensate? Considerate il dialetto come parte della cultura del territorio? Considerate il dialetto come un modo simpatico di pronunciare le parole, e basta?
Lo considerate una parte importante della cultura del vostro territorio? Consentite ai vostri figli di parlare il dialetto, di imparare il dialetto?
Oppure no: oppure preferite che si pensi di più all'italiano e si lasci il vernacolo solo un a piccolo esercizio di stile?
Bisogna seppellire il vernacolo e parlare l'italiano, visto che per colpa dei social, anche l'italiano lo stiamo parlando tutti quanti malissimo? Non lo so: parliamone! Come sempre nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
{siciliano con suono di marranzano} Oppure, se siete sisciliagni, coll'ascitagghi Diddvì otierrhe.
Ho concluso: io spero di essere riuscito a stimolare la vosta attenzione, o a stimolare l'idea del vostro dialetto, oppure di essere riuscito a divertirvi mostrandovi le mie capacità PIETOSE sia in dialetto siciliano che in dialetto trentino. Se ci sono riuscito, vi ricordo di fare pollice-in-alto e di condividere questo vlog con i vostri amici, e anche su Whatsapp o Telegram (eventualmente mettendogli un messaggio in dialetto!).
Vi ricordo, se non l'avete già fatto, di iscrivervi al mio canale YouTube: è gratuito e assumerete subito quel buon profumo di nuovo iscritto che ci piace così tanto. Che sì: è comune per tutti gli italiani, però - grazie all'afflusso del territorio - in ogni regione d'Italia ha anche quel qualcosina in più che lo rende molto più interessante: per esempio qui in Sicilia il buon profumo di nuovo iscritto ha delle punte di profumo di zagara!
Inoltre se mi seguite sul mio canale Telegram, che trovate linkato sul doobly-doo e sulla scheda, riuscirete anche a ricevere una notifica ogni volta che pubblico un nuovo video.
Infine: se c'è un argomento che vi piacerebbe io trattassi in #DdVotr, potete farmi sapere anche quello in un commento qua sotto.
Io sono Grizzly, ho concluso, per cui come sempre: grazie...
{trentino} fe i bravi: no stè a farme preocupàr...
{siciliano} e ne viremu ca'a prossima, picciotti!

domenica 5 novembre 2017

VLOG 189: Numeri Telefonici #OperazioneNostalgia

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Benvenuti, viaggiatori: sono Grizzly e questo bellissimo pezzo di tecnologia post-moderna è il Telefono Unificato Bigrigio della FATME: fino a buona metà degli anni '80 tutti noi abbiamo avuto questo affare in casa.
Aveva - innanzi tutto - un peso non indifferente (già solo la cornetta), anche perché l'apparato è in metallo e bachelite.
All'interno (che avete sentito fare questo «ding») c'è una BADENIA di ottone, che fa questo suono quando viene chiamato.
[Squillo della campana] Molto forte, molto... disturbante! [Squillo della campana]
Questo telefono è il primo importante telefono "automatico" che abbiamo avuto in Italia (c'è stato qualche modello precedente: erano neri... e c'era uno che veniva soprannominato "lo scarafaggio"): avevano questa cosa, il «disco combinatore».
Praticamente agli albori della rete telefonica, per effettuare una telefonata, quando si alzava la "cornetta" (la cornetta in realtà è stata introdotta tempo dopo: quando si APRIVA la linea) si veniva collegati ad un centralinista (o ad una centralinista), si chiedeva qual era la linea che si voleva contattare, la centralinista doveva - fisicamente - collegare dei cavi per connettere la nostra linea (il nostro apparecchio telefonico) all'altro apparecchio telefonico della persona con cui volevamo parlare, e in questo modo avveniva la conversazione.
Questo aveva, naturalmente, una serie di limitazioni e una serie di problemi. Tra le limitazioni il fatto che, se più persone dovevano effettuare delle conversazioni, e c'erano pochi centralinisti, molte persone restavano "in coda" in attesa che il centralinista si liberasse per servirli.
L'altra procedura era anche il discorso che c'era un problema di privacy: ci sono stati dei casi di centralinisti non proprio onesti, che si sono comportati in maniera non corretta ascoltando le telefonate...
Per risolvere la questione, soprattutto con l'espansione della rete telefonica e il fatto che non si potesse continuare a collegare manualmente le permute telefoniche, si arrivò ad una soluzione di ingegneria elettromeccanica: una soluzione di cui parleremo un'altra volta, che è il «relè rotativo».
Il relè rotativo, se riceve un certo numero di impulsi, cambia la propria posizione in base al numero di impulsi ricevuti.
Quello che succedeva quando noi componevamo un numero di telefono, giravamo il disco, questo ritorno inviava una serie di impulsi alla centrale, e questi impulsi facevano ruotare dello stesso numero di posizioni un relè rotativo all'interno della centrale: in questo modo era possibile instradare la chiamata mettendo automaticamente le permute nelle posizioni corrette.
Per facilitare - giustamente - questa questione, perché sino al momento in cui c'era la gestione delle chiamate telefoniche con la centralinista, tu chiedevi l'indirizzo e il nome della famiglia con la quale volevi essere collegato; quando si è arrivati a questo punto, bisognava trovare un modo di identificare univocamente tutte le linee telefoniche: la maniera più semplice - e più evidente - è stata quella di assegnare un numero ad ogni linea telefonica, in questo modo sono nati i «numeri telefonici».
Il sistema è nato - fondamentalmente - un secolo fa (quello di "numerare" le linee telefoniche) ed è arrivato sino ai giorni nostri.
Oggi voglio parlarvi dei numeri telefonici e, in una puntata molto particolare, di quello che potrebbe essere il futuro dei numeri telefonici. Anche se questo è Diario di Viaggio on the road Operazione Nostalgia!
[♪♫♪]

L'identificazione univoca delle utente telefoniche attraverso una semplice sequenza numerica è stata un'idea geniale, talmente geniale che - nonostante abbia praticamente un secolo - è arrivata sino ai giorni nostri.
Questo sistema si è diffuso nel mondo, e il fatto che si sia diffuso nel mondo ha creato quella che possiamo definire l'armonizzazione della rete telefonica mondiale: io dall'Italia posso chiamare un numero di rete fissa (o un numero di cellulare) di una persona che si trova dall'altra parte del mondo, facendo gli opportuni prefissi telefonici internazionali, e parlare con questa persona indipendentemente da qual è l'operatore telefonico con cui mi trovo io, qual è l'operatore telefonico con cui si trova questa persona e i paesi che dovrò "attraversare" per poter fare questa conversazione telefonica.
Questo è un punto molto interessante, perché in questo modo tutto il mondo è molto più vicino.
Però - grazie all'avvento di Internet (e agli strumenti collegati ad Internet) - abbiamo reso il mondo ancora più vicino e la comunicazione ancora più semplice.
Ed ecco che - a questo punto - arriva un dubbio: è ancora necessario utilizzare un numero univoco per identificare una persona? Non si possono utilizzare meccanismi più semplici?
Per esempio Telegram permette di identificare i propri utenti non semplicemente in base a un numero, ma anche in base a uno pseudonimo (uno Username), ed è possibile - grazie a Telegram - effettuare delle chiamate (come se fossero delle normali telefonate) verso un altra persona, anche senza conoscere "il numero" di quella persona, purché si conosca almeno lo Username.
Quindi la domanda è abbastanza opportuna: nel futuro ci saranno ancora i numeri telefonici? Beh, in un immediato futuro probabilmente sì, perché il problema è che adesso non c'è più la necessità tecnica di identificare ogni singola utenza telefonica - appunto - con un numero, perché la nostra tecnologia adesso ha superato il limite del dover "costruire una permuta fisica" con una destinazione fisica.
Però c'è un problema, proprio legato alla tecnologia, ed è il problema che dicevo dell'armonizzazione del pianeta.
Se è vero che io - per esempio - a casa ho la connessione telefonica su fibra ottica, quindi il protocollo telefonico che funziona in Voice over IP: siamo qua in Italia, funziona correttamente.
Ma quando devo effettuare una chiamata all'estero, la situazione può essere differente: può essere più complessa, perché ci sono degli stati esteri che - naturalmente - hanno una tecnologia molto simile alla nostra (pensiamo, non so, a tutti gli stati europei), ma ci sono dei posti nel mondo in cui le tecnologie di accesso alla rete telefonica e alla rete dati sono ancora molto, molto arretrate per problemi economici del paese, per problemi politici del paese, per tutta una serie di situazioni che possono mettere in secondo piano l'investimento sui nuovi meccanismi per quanto concerne la comunicazione telefonica; e questo fa sì che - se pur funzionante un'armonizzazione basata sui numeri telefonici - è difficile ottenere un'armonizzazione basata su un altro sistema di identificazione delle utenze telefoniche nel breve termine.
Quindi se domani noi avessimo la possibilità di avere assegnato un numero di telefono, che però la prima volta tu puoi "cambiare": "Ok, caro Grizzly: da oggi il tuo numero di telefono è questo: 147-258. Però - se tu desideri - entro i primi dieci giorni potrai cambiare questo numero con un altro numero o con una sequenza di lettere e numeri", non so: con l'indirizzo di posta elettronica, con quello che vuoi tu.
Se vuoi che - invece - rimanga riservato, perché è un numero che vuoi dare solo ai tuoi familiari, allora lo lasci così com'è (non vuoi che si capisca che il numero di Grizzly è "TelefonoDiGrizzly"), mentre se - magari - è il numero di un ufficio, può diventare materialmente il "nome" di quell'ufficio: "AssistenzaInformaticaSiracusa", per esempio.
Ma questa situazione come s'inserisce all'interno della rete telefonica armonizzata nel pianeta Terra? Se una persona di Siracusa, che utilizza una rete armonizzata con questo nuovo sistema di identificazione, mi vuole chiamare, avrà - invece del telefono - la tastiera del computer, "comporrà" non più il mio numero di telefono, ma magari il mio indirizzo, il mio Username, quello che sia e mi può chiamare...
... ma una persona che sta - non lo so - in un posto dimenticato (in Korea del Nord, per esempio)? In qualche luogo che non ha grandi tecnologie, in cui la rete telefonica funziona solo "numericamente", che cosa succede?
Ecco che dico che sicuramente nel corso del futuro ci sarà una nuova armonizzazione della rete telefonica, basata su un nuovo sistema di identificazione delle utenze telefoniche. Secondo me ci arriveremo: piano piano ci stiamo già arrivando: c'è l'username di Skype, c'è l'username di Telegram... piano piano supereremo la limitazione del numero telefonico, ma piano piano. Però - secondo me - ci sono almeno due motivi per i quali la limitazione del numero telefonico in qualche modo rimarrà: innanzi tutto - come dicevo - rimarrà per ancora lungo tempo. Innanzi tutto molti paesi non hanno le risorse economiche per cambiare il sistema di armonizzazione della rete telefonica, nel loro paese, velocemente.
E secondo punto, forse più importante, si potrebbe superare il discorso dei numeri telefonici col fatto di utilizzare Internet per le conversazioni, e quindi far diventare la semplice telefonia una cosa talmente di nicchia, che rimarrebbero i numeri telefonici perché non avrebbe più senso andare ad investire per cercare altre soluzioni: le altre soluzioni ci sono già (utilizzano altri sistemi), quindi la rete telefonica rimane quella.
C'è il discorso privacy: c''è chi ha il proprio numero telefonico riservato e vuole tenerlo riservato, mentre un username se vuole tenerlo riservato deve crearsi un'username del tipo, che ne so: "Abc45-36edef", perché così nessuno può identificarlo a caso ("Allora: qual è il 'numero' di Grizzly?", "Sarà 'IlTelefonoDiGrizzly'", capito?)
Ci può essere questo.
Da quello che vedo, l'armonizzazione delle reti telefoniche nel mondo è la più grossa limitazione alla sostituzione dei numeri del telefono; il fatto che esistono già dei sistemi che non utilizzano i numeri telefonici e permettono la comunicazione, indicano l'esistenza di una tecnologia per cui non c'è bisogno di andare a fare investimenti per superare la limitazione del numero telefonico.
Quindi i numeri telefonici rimarranno - secondo me - ancora per lungo tempo. Ma - naturalmente - tutto può succedere nel futuro. Possono cambiare le cose: così com'è cambiata la rete telefonica nel corso del tempo, dalla rete telefonica anologica in cui le conversazioni dovevano avvenire chiudendo un circuito fisico tra i due telefoni, e quindi quando io negli anni '70 (o negli anni '80) facevo una telefonata da Siracusa a Trento, era collegato fisicamente un doppino telefonico attraverso una rete di centrali, di relè, di alimentazioni... fisicamente i miei due fili erano collegati fino ai due fili del telefono fisso che si trovava a Trento.
Mentre adesso anche la telefonata che posso fare da casa mia a casa del mio dirimpettaio, se abbiamo tutti e due la fibra ottica, passa attraverso Internet, e quindi non c'è più questa limitazione fisica, non c'è più il problema fisico di gestire permute manuali.
Naturalmente come siamo arrivati a questa tecnologia, arriveremo a tecnologie digitali, a tecnologie computerizzate molto (e più) efficienti della rete telefonica; ci siamo già a tecnologie molto più efficienti della semplice rete telefonica, eppure la rete telefonica è ancora legata a questi principi del passato, come appunto il numero telefonico.

Voi che cosa ne pensate? Nel futuro avremo ancora i numeri telefonici? Passeremo a un altro sistema per identificare le utenze telefoniche? Il telefono morirà e avremo un'armonizzazione tra i protocolli di comunicazione, per cui avremo un'App che permette di parlare con utenti di Telegram, con utenti di Skype, con utenti di Whatsapp, con utenti di Chissà-cos-altro?
Avremo, semplicemente, l'indirizzo e-mail e parleremo alle altre persone utilizzando l'indirizzo e-mail o qualcosa del genere?
Parliamone: nei commenti qua sotto, oppure su Twitter con l'hashtag #DdVotr
Bene, io sono Grizzly: questo era #OperazioneNostalgia.
Spero di essere riuscito a incuriosirvi; se ci sono riuscito vi ricordo di fare pollice-in-alto, condividere questo vlog e iscrivervi al canale.
Noi ci vediamo alla prossima: ciao a tutti!